Territorio - Minturno

La città di Minturnae (Minturno) sorgeva lungo il percorso della via Appia, presso il fiume Garigliano. Le sue origini risalgono ad un centro ausone, appartenente alla Pentapoli Aurunca. Un culto particolare vigeva per la ninfa Marica - “la dea dell’acqua che brilla sotto la luce del sole”, ma anche la dea “che distrugge, infuria, consuma, inaridisce” - in onore della quale era stato eretto, verso la fine del sec. VI a.C., un tempio in tufo, che fu poi riattato in muratura alla fine del I secolo dai Romani. Sconfitto il popolo aurunco nel 340 a.C., i romani presero possesso del territorio. Fu rifondata come colonia romana e al suo ager apparteneva l'area tra i Monti Aurunci e il Tirreno, comprendente una zona residenziale sulla costa dell'odierna Scauri (già Pirae), con estese villae maritimae, e una zona agricola e produttiva, lungo il fiume e sulle colline, dove si trovavano diverse villae rusticae o fattorie. Come detto presso la foce del Garigliano sorgeva il bosco sacro della dea Marica.

Nelle paludi dell'antica Minturnae trovò rifugio, nell’88 a.C., il console Gaio Mario, tallonato dagli uomini del rivale Silla. I magistrati locali ordinarono la sua uccisione per mano di uno schiavo cimbro. Il condottiero riuscì a sfuggire alla morte, dopo aver intimorito il germanico.

La città venne distrutta probabilmente dai Longobardi tra il 580 e il 590.

Dopo la distruzione di Minturnae, gli abitanti si rifugiarono sul colle vicino, fondando il centro di "Traetto" o "Traietto". Il toponimo deriva dalla scafa che univa le due sponde del Garigliano. Nell'VIII secolo venne fondato il Patrimonium Traiectum, cioè la città divenne centro di un latifondo gestito da un diacono dipendente direttamente dal Papa. Sotto il potere pontificio, Traetto fu cinta da mura, ma venne distrutta, nell'883, da Saraceni venuti per lo più dalla Sicilia musulmana e che si stabilirono nella piana del Garigliano, vennero poi scacciati nel 915 dalla lega voluta da Papa Giovanni X.

Passata sotto il controllo di Gaeta, la città fu di nuovo distrutta dagli Ungari. In seguito ebbe propri feudatari e, alla fine del X secolo, fu donata all'Abbazia di Montecassino. Nel 1061 l' Abate Desiderio concesse agli abitanti le chartae libertatis, (carte di franchigia). Dopo essere stata conquistata dai Normanni di Sicilia, nel XIII secolo passò ai Conti dell'Aquila di Gaeta e poi ai Caetani quando divennero titolari della contea di Fondi, di cui Traetto faceva parte. Fu donata a Prospero Colonna che aveva combattuto nel 1503 da parte francese nella battaglia del Garigliano, con cui iniziò il dominio spagnolo in Italia meridionale. Dal 1690 al 1806, anno in cui fu abolito il sistema feudale, la città fu tenuta dai Conti Carafa. Durante l'occupazione napoleonica, nel giorno di Pasqua del 1799, fu assalita ed espugnata dalle truppe franco-polacche, nell'ambito delle ritorsioni verso le città che fiancheggiavano Fra' Diavolo: morirono 349 traettesi, nonché molti abitanti dei paesi limitrofi.

Il 13 luglio 1879 Traetto riprese l'antico nome di Minturno.